Ci sono due tipi di riapertura. Una dura un pomeriggio: si toglie il telo, si riavvia, si corregge, si nuota. L'altra dura due settimane, con l'acqua marrone, il flocculante, e la sensazione di aver ricominciato da capo.
La differenza tra le due non si crea in primavera. Si crea nel pomeriggio di ottobre in cui hai chiuso.
Il danno che nessuno vede fino a primavera
Il guasto più costoso dell'inverno non fa rumore quando succede. Un residuo d'acqua rimasto nel corpo pompa, in un tratto di tubo con la pendenza sbagliata o dentro il filtro, gela ed espande. La crepa si forma a gennaio, con la vasca coperta e nessuno che guarda.
La scopri ad aprile, alla riaccensione, quando l'impianto perde. È un danno da centinaia di euro prodotto da dieci minuti risparmiati sei mesi prima — e riguarda tanto le interrate quanto le fuori terra.
Le tre cose che si portano dietro tutto il resto
Ci sono sette passaggi in una chiusura fatta bene, ma tre pesano più degli altri quattro messi insieme, perché ognuno determina in che stato ritroverai la vasca.
In che stato lasci l'acqua
Un'acqua chiusa sporca non resta sporca: peggiora. Sei mesi al buio, senza filtrazione e senza disinfettante residuo, sono esattamente le condizioni in cui la carica organica prolifera indisturbata. Ad aprile non stai riaprendo una piscina: la stai recuperando.
Come restano i valori
pH e alcalinità, una volta chiusa la vasca, non li corregge più nessuno fino alla primavera. Se partono squilibrati, per mesi l'acqua lavora contro il rivestimento e contro le parti metalliche, senza che nessuno se ne accorga.
Quanta acqua resta dove non dovrebbe
È il punto in cui si concentra quasi tutto il rischio economico dello svernamento, ed è anche quello che si sbaglia con più leggerezza — perché sembra fatto quando non lo è.
Il conto vero
Una chiusura sbagliata si paga tre volte: in prodotti per il recupero di primavera, in settimane di piscina inutilizzabile proprio quando torna la voglia di usarla, e nel caso peggiore in ricambi dell'impianto. Tutte e tre le voci superano ampiamente il costo di sapere come si fa.
Sei domande da farsi prima di coprire la vasca
Quante sai rispondere con sicurezza?
Se anche solo una ti ha messo il dubbio, non è un problema di prodotti: è che manca la sequenza. È esattamente quello che c’è nella guida.
?Sai con certezza che le tubazioni si svuotano da sole?Se non lo sai, stai scommettendo il corpo pompa su una pendenza che non hai mai verificato.
?Chiudi con l’acqua già pulita o “tanto è finita la stagione”?Quello che lasci dentro a ottobre non resta uguale: fermenta al buio per sei mesi.
?A che temperatura hai deciso di chiudere?Troppo presto significa regalare alle alghe mesi di condizioni ideali sotto una copertura chiusa.
?Di quanto abbassi il livello, e perché proprio di tanto?Troppo poco e il gelo lavora sulle bocchette. Troppo, e il problema si sposta sul rivestimento.
?Il pH e l’alcalinità in che stato restano per l’inverno?Per sei mesi nessuno li correggerà. Come partono, così li ritrovi — solo peggiorati.
?Quanto ti è costata in tempo l’ultima riapertura?Se sono state due settimane di acqua torbida, la causa non era ad aprile. Era a ottobre.
Chiusura e riapertura, sette passaggi ciascuna
Chiudila bene una volta e riaprila in un pomeriggio
12 pagine che ti dicono cosa misurare, in che ordine correggere e cosa fare quando non funziona. Le stampi una volta e le tieni in locale tecnico per tutte le stagioni.